L'ingresso di Mons. Dal Cin su Avvenire

L’ingresso di mons. Dal Cin a Loreto

Con un deciso invito a “camminare” e ad accogliere l’umanità pellegrina ha fatto ieri ingresso in forma solenne a Loreto il nuovo arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio per il santuario della Santa Casa, mons. Fabio Dal Cin. Ricevuta la consacrazione episcopale lo scorso 9 luglio a Vittorio Veneto per l’imposizione delle mani da parte del cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei Vescovi, mons. Dal Cin ha voluto iniziare il proprio cammino verso la Casa di Maria visitando i due monasteri di clausura delle Carmelitane Scalze e delle Passioniste. Entrato in città, l’arcivescovo è stato accolto dalle autorità. Se nel suo saluto il sindaco Paolo Niccoletti ha sottolineato come “pur nelle differenze degli ambiti e dei ruoli sia naturale riconoscere, specialmente a Loreto, l’importanza della fede cristiana e dell’esperienza che ne deriva”, dal canto suo Dal Cin ha rivolto un pensiero al papa Francesco e agli arcivescovi che l’hanno preceduto, con un ringraziamento particolare a mons. Giovanni Tonucci, che alcune settimane fa ha concluso il suo mandato episcopale a Loreto.


A seguire, nella Basilica della Santa Casa ha avuto luogo la solenne Celebrazione Eucaristica per la presa di possesso canonica, alla presenza del cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo e accompagnata dalla Cappella Musicale della Santa Casa. Presenti anche duecento pellegrini provenienti da Sarmede, la cittadina del trevigiano dov’è cresciuto Dal Cin, il nuovo prelato ha iniziato la sua prima omelia come arcivescovo di Loreto presentandosi come “pellegrino” che con la sua prima celebrazione eucaristica inizia a condividere il “cammino della Chiesa di Dio che è in Loreto”. Prendendo spunto da Cristo stesso, che attraverso il Vangelo invita a camminare, Dal Cin ha affermato con decisione e con lo stesso entusiasmo dell’apostolo Pietro: “E noi siamo pronti a seguirlo!”, ricordando tuttavia che “il pericolo è anche per noi quello di sorpassare il Maestro, di passargli avanti. Di crederci più bravi e più intelligenti di Lui.” Ma è Gesù stesso a immunizzarci da “facili incanti”, ha proseguito, chiedendoci di “seguirlo portando la croce, cioè spendendoci per amore, rimanendo dentro la fatica delle proprie responsabilità, senza presumere di se stessi e senza paura dei propri limiti, confidando sulla grazia di Dio.” E ad accompagnarlo fin sotto la croce è stata anzitutto Maria, perché “non c’è sequela senza croce!”, ha rimarcato con vigore Dal Cin. Simile all’esperienza della croce è la scalata di una vetta. Rifacendosi al Alberto Marvelli, che nel suo diario descriveva il cammino cristiano come un “vivere salendo”, l’arcivescovo ha ricordato che “quanto più la strada si fa ripida, più manca il fiato e i passi si fanno lenti, più si allarga l'orizzonte e lo sguardo contempla paesaggi inattesi, che prima di partire non si potevano neppure immaginare”. È questo il motivo per cui vale la pena che il nostro cammino sia “sempre aperto alle sorprese di Dio!”, ricordando che “questo Santuario custodisce la memoria della più grande e imprevedibile sorpresa della storia dell’umanità: Dio che si è fatto uomo.” Grazie al suo “sì”, alla sua totale disponibilità all’azione dello Spirito Santo, Maria ha permesso a Dio di “far casa con noi”. Una Casa, quella di Loreto, che, a immagine della Chiesa, Dal Cin ha definito “aperta a tutti”, perché Maria, ha concluso il prelato, “continua ad accogliere l’umanità pellegrina, che cerca consolazione e misericordia. Ascolta le nostre preghiere, cammina con noi e ci porta sempre a Gesù”.

Al termine della celebrazione, prima di recarsi in Santa Casa, Dal Cin ha voluto rivolgersi a Maria con queste parole: “Che la Vergine Madre, vegli su di me e su ciascuno di noi, perché nulla ci separi mai da Lei e dal suo Figlio Gesù.”

Vito Punzi

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