Il Messaggio della Santa Casa

EDITORIALE Pasqua significa passaggio

p. Giuseppe Santarelli

Presso gli ebrei ci furono due concezioni della Pasqua: una teologica espressa nell’Esodo  (12,  26-27)  con  il  significato del passaggio di Dioche salva le case degli israeliti, mentre colpisce quelle degli egiziani; l’altra antropologica, presente nel Deuteronomio  (cap.  16),  con  il  significato dell’uscita del popolo dall’Egitto, dalla schiavitù alla libertà. Al tempo di Gesù le due concezioni ancora permanevano: nella Palestina,  il  giudaismo  ufficiale  con l’uccisione e la manducazione dell’agnello commemorava il passaggio di Dio, mentre il giudaismo ellenistico della diaspora commemorava il passaggio del popolo dalla schiavitù alla libertà. Proprio durante la solennissima festa della Pasqua ebraica Gesù soffrì, morì e risuscitò da morte. Per questo i cristiani cominciarono a celebrare la Pasqua del Signore in quei giorni e, precisamente, il giorno dopo il sabato ebraico che poi chiamarono dies dominica (giorno del Signore risorto), da cui domenica. 
Nella Chiesa dei primi secoli si diffusero due interpretazioni diverse della Pasqua del Signore. Secondo la tradizione dell’Asia Minorenon era Dio o l’uomo, ma Cristo, Dio-Uomo, il protagonista della Pasqua. In questa tradizione veniva commemorata in primo luogo la Passione di Gesù, tanto da far derivare impropriamente la parola ebraica pasqua dal greco pathein,che significa patire. La tradizione Alessandrina, invece, collocò al centro della Pasqua l’uomo. Essa infatti - nel ricordo del passaggio degli ebrei dalla schiavitù alla libertà e di Cristo dalla morte alla vita - sottolineava il passaggio dell’uomo verso la patria celeste, in senso escatologico. Sant’Agostino compì in materia una mirabile sintesi. I latini avevano mutuato dall’Asia Minore l’idea di una Pasqua come Passione di Gesù, accentuando il fatto che non è il popolo ma è Cristo a essere immolato  nella  figura  dell’agnello.  S. Agostino chiarì che la Pasqua significa  passaggio  di  Cristo  da  questo mondo al Padre, sottolineando che egli, Uomo-Dio, è il primo e principale protagonista della Pasqua e che in lui c’è un’unità strettissima tra passione e risurrezione. È solo attraverso la passione che egli giunge alla risurrezione. Tornano in mente le parole di Gesù ai discepoli di Emmaus: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc, 24, 26). In S. Agostino, poi, la Pasqua del Capo, Cristo, si innesta con la Pasqua delle membra del suo Corpo mistico, con i fedeli. Scrive: “Nella passione e risurrezione del Signore è consacrato il nostro passaggio dalla morte alla vita”. E aggiunge: “Tramite la passione, il Signore passò dalla morte alla vita, aprendo la via a noi, che crediamo alla risurrezione, per passare anche noi dalla morte alla vita”. Il nostro passaggio quaggiù si compie con la remissione dei peccati e con il dono della grazia divina e, alla fine, con l’ingresso nel Regno dei beati e poi con la risurrezione del corpo. L’invito per i cristiani a Pasqua è di nutrirsi dell’Eucaristia, memoriale della morte e risurrezione di Cristo e pegno di risurrezione per loro. Dice Gesù: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita in sé e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 54). Di qui il precetto di comunicarsi a Pasqua.