Il Messaggio della Santa Casa

LA PAROLA DELL'ARCIVESCOVO Marta e Maria

S.E. Mons. Giovanni Tonucci

Betania è un villaggio poco lontano da Gerusalemme, appena dietro al Monte degli Ulivi. Gesù si recava lì ogni volta che andava nella Città Santa, e si faceva ospitare da una famiglia di amici: due sorelle, Marta e Maria, e il loro fratello, Lazzaro, che conosciamo bene perché proprio per lui Gesù compì un miracolo strepitoso, richiamandolo in vita, quattro giorni dopo della sua morte. Betania era quindi per lui il luogo dell’ospitalità e dell’amicizia: una casa nella quale si trovava a suo agio, accolto da persone a lui care, e lontano dalle polemiche astiose con le quali gli scribi e i farisei della capitale lo attaccavano continuamente. In una delle occasioni nella quali Gesù era ospite in casa dei suoi amici a Betania, è capitato un episodio che San Luca ha riportato fedelmente nel suo Vangelo (10,38-42). A dire il vero, non sembra che l’evangelista sia del tutto al corrente della relazione stretta che legava il Signore ai membri di questa famiglia. Difatti egli parla genericamente di “una donna di nome Marta”, che “aveva una sorella di nome Maria”. La scena è facile da immaginare: si avvicina l’ora della cena, Gesù sta parlando e Marta si dà da fare per preparare tutto per la mensa. Mentre lei si muove avanti e indietro, tra il focolare e la tavola, la sorella Maria rimane seduta, ai piedi di Gesù, ad ascoltare la sua parola. Questa situazione deve essere andata avanti per un po’, fino a quando Marta, spazientita per la passività della sorella, si è fatta avanti, cercando l’appoggio del Signore per la sua protesta: “Non ti curi che mia sorella mi ha lasciato sola a servire? Dille 
dunque che mi aiuti”. Vista la situazione, saremmo pronti a dare ragione a Marta: se c’è da fare, dato che l’ora della cena si avvicina e c’è un ospite importante da trattare con riguardo, sarà bene che anche lei dia una mano, perché tutto sia pronto nel modo giusto.
Gesù invece non interviene per convincere Maria a smettere di ascoltarlo, e anzi rivolge a Marta un rimprovero: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”. Il vangelo non ci spiega quale sia stata la reazione delle due sorelle a questa affermazione. Ma quello che il Signore ha detto diventa un insegnamento importante, affidato alla Chiesa intera, e quindi a ciascuno di noi. Vale la pena di notare che, nell’episodio del vangelo, l’atteggiamento delle due sorelle era comunque orientato verso Gesù: l’attività di Marta voleva dare una risposta generosa a tutti i bisogni e i desideri che Gesù, in cammino verso Gerusalemme, poteva avere; Maria non era assorta in una riflessione su se stessa, ma era all’ascolto dell’insegnamento del Maestro.
Nella vita cristiana, vita attiva e vita contemplativa sono sempre orientate a Cristo e al suo messaggio. 
Un missionario non può mai essere identificato, né può identificarsi, con un assistente sociale, perché il fratello che ha davanti a sé non è un caso tra tanti, ma è sempre una presenza di Gesù: che è nel fratello sofferente e bisognoso, nel fratello che è alla ricerca di risposte, con le ferite di un cuore offeso. Ugualmente, un contemplativo non potrà mai essere confuso con un seguace dei metodi di meditazione trascendentale o di preghiera orientale, perché questi sono basati su un esercizio di astrazione dalla realtà, di dimenticanza dei problemi e delle esigenze di vita, e non su un dialogo personale con Dio e con la sua creazione. La contemplazione cristiana non ha come fine il farci dimenticare l’esistenza del mondo e i drammi che si vivono in esso. Vuole invece offrirci gli strumenti più potenti per dare a quei drammi risposte concrete ed efficaci. Le due sorelle, che incontriamo qui per la prima volta ma di cui avremo occasione di parlare ancora, ci presentano con il loro esempio le diverse dimensioni della vita cristiana, ambedue indispensabili e tali che una non può fare a meno dell’altra. In questo episodio, Marta e Maria sembrano porsi in contrasto, con i loro diversi atteggiamenti. La sintesi di essi deve essere lo scopo del nostro cammino di fede, e per essa abbiamo l’esempio più chiaro e convincente. 
In Maria, la Madre di Gesù, missione e contemplazione trovano la loro sintesi perfetta, nella sua costante attenzione alla lettura dei fatti della vita con uno sguardo di fede animato dall’ascolto della Parola di Dio; e nella sua prontezza a rispondere ai bisogni che, nella sua sensibilità di donna e di madre, sapeva riconoscere.