Il Messaggio della Santa Casa

EDITORIALE Il Purgatorio

p. Giuseppe Santarelli

E' salutare nel mese di novembre, dedicato alla commemorazione dei defunti, riflettere  sul  Purgatorio,  che  fa parte del patrimonio della dottrina cattolica, secondo la quale  esiste  uno  stato  di  sofferenza dove le anime, morte in peccato veniale o gravate dalla pena temporale dei peccati già rimessi, si purificano  e  si  rendono  degne della  visione  beatifica  di  Dio. 
Dopo i Concili di Lione (1274) e  di  Firenze  (1439),  ha  ribadito la dottrina sul Purgatorio il Concilio di Trento, in un decreto dell’ultima sessione (1565), per contrastare l’opinione dei protestanti,  i  quali  affermavano,  sulla scia  di  Lutero,  che  il  Purgatorio non si può provare sulla base della Sacra Scrittura. La teologia cattolica insegna che il punto centrale della dottrina sul Purgatorio non va cercato di per sé solo nella Sacra Scrittura, ma in primo luogo nella Tradizione. Certo, anche nei testi biblici si rinviene qualche chiara  allusione  a  riguardo.  Nel II Libro dei Maccabei si legge che Giuda  Maccabeo  “fece  offrire  il sacrificio  espiatorio  per  i  morti, perché  fossero  assolti  dal  peccato”. I Padri della Chiesa citano di preferenza il testo dell’evangelista  Matteo:  “...chi  parlerà  contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo mondo, né in quello futuro”. Ciò fa intendere che gli altri peccati possono essere scontati nel “mondo futuro”. 
Tale dottrina si è sviluppata partendo dall’idea di un “giudizio” e di una “sanzione”, presente nel Vecchio  e  nel  Nuovo  Testamento. La dottrina in un primo momento trovò la sua espressione concreta nel culto, perché l’intercessione cristiana si estese anche ai morti, come attestano, oltre al resto, le iscrizioni paleocristiane sepolcrali già nel secondo-terzo secolo. Si pregava per loro in modo particolare durante la celebrazione eucaristica, fatta talora sulla tomba stessa dei defunti. Tertulliano (160c - 250c) è il primo  a  scrivere  sul  significato dei suffragi che definisce “Prima risurrezione e refrigerio”. Egli, a riguardo dei morti, fa distinzione  tra  i  “martiri”  che  vengono “onorati” o venerati con rito commemorativo annuale, e i “fedeli ordinari” per i quali “si prega” (oblationes pro defunctis). Come si vede, già nel II-III secolo, la dottrina sul Purgatorio, in base alla Tradizione, appariva chiara  e  definita,  tanto  che  più tardi Sant’Agostino (354-430), riferendosi alla “preghiera per le anime” (commendatio animarum) cita la “non piccola autorità della Chiesa universale”. 
All’origine  la  purificazione delle anime non è intesa come pena materiale, bensì come una sofferenza  della  coscienza.  Solo più  tardi  vi  si  infiltrarono  rappresentazioni più sensibili, quasi materiale e raccapriccianti. La  fede  generale,  già  fin  dai primi  secoli,  riteneva  che  i  suffragi avevano lo scopo di affrettare la purificazione di coloro che erano morti riconciliati con Dio, ma gravati dalla pena dovuta al peccato rimesso. La Commemorazione dei defunti però è stata introdotta  nella  Chiesa  a  partire dall’anno Mille circa. Fu istituita da Odilone, abate di Cluny, in tutti i monasteri del suo Ordine, fino a che, nel secolo XIV, fu accolta nell’ Ordo Romanus. 
È veramente cosa buona e salutare  suffragare  le  anime  dei defunti con la preghiera, con l’elemosina e le opere buone e soprattutto con la celebrazione di sante Messe. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che, “in virtù della comunione dei santi, i fedeli ancora pellegrini sulla terra possono aiutare le anime del  Purgatorio  offrendo  le  loro preghiere  di  suffragio,  in  particolare  il  Sacrificio  eucaristico”.