Il Messaggio della Santa Casa

EDITORIALE Il Natale di Gesù: dalla casa del concepimento alla grotta del parto

p. Giuseppe Santarelli

Un  radioso  arcobaleno congiunge  la  Casa  di Nazaret alla Grotta di Betlem: la prima fa memoria dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel grembo verginale di Maria, la seconda ricorda il luogo della sua nascita. 
Due espressioni del Prologo del Vangelo di Giovanni suggeriscono salutari riflessioni  a  riguardo:  “il  Verbo si  fece  carne”;  e:  “i  suoi  non  lo hanno accolto”(Gv.1,11 e 14).
Il Verbo si fece carne.
Si  può  affermare  che  il  Natale di Gesù abbia avuto inizio nella Casa di Nazaret con il suo concepimento nel grembo della Vergine Maria per opera dello Spirito  Santo.  Il  farsi  “carne”  - sarx in greco, ebasàr in ebraico - non designa solo l’uomo in genere ma anche, in specie, l’uomo nella sua fragilità, limitatezza e morte. È un’espressione che mette in risalto il volontario abbassamento di Cristo nel mistero dell’Incarnazione, quello che san Paolo chiama  “svuotamento”  o  “spogliamento”(Fil,2,7) del Figlio di Dio che ha voluto condividere la nostra natura umana in tutta la sua debolezza. Secondol’esegesi, al posto di “venne ad abitare in mezzo a noi”, sarebbe meglio tradurre: “pose la sua tenda (exkénosen) in mezzo a noi”, per indicare che Gesù  è  stato  un  “pellegrinante” come gli ebrei nel deserto e per alludere a Jahweh che, nella tenda” dell’alleanza era presente in mezzo al suo popolo. La prima “tenda” del Figlio di Dio fatto uomo è stata proprio la Casa di Nazareth. Giovanni Paolo II, nell’omelia pronunciata nella basilica di Loreto il 10 dicembre 1994 in occasione dell’apertura del VII Centenario Lauretano, tra l’altro, disse: “‘Ecco la dimora di Dio tra gli uomini’, è scritto nel libro dell’Apocalisse (21,3): queste parole si riferiscono prima di tutto alla stessa Vergine Maria, che divenne Madre del Redentore, ma si riferiscono anche alla sua Casa,nella quale questo mirabile mistero del ‘Dio con noi’ ebbe inizio”. E più avanti aggiunse: “Occorre ricordare a questo proposito la tradizione liturgica della festa Virgini spariturae, cioè della Vergine che si prepara a partorire il Figlio di Dio. Proprio la Casa di Nazareth fu testimone di quell’attesa e di quella preparazione”.
I suoi non l’hanno accolto.
Mentre nella dimora nazaretana Maria con il suo fiat, il suo sì, ha accolto con immenso amore il Figlio di Dio nel suo grembo, a Betlem egli non è stato accolto. Non c’era posto per lui nell’albergo, per cui Maria, accompagnata da Giuseppe, si è dovuta accontentare di una Grotta per darlo alla luce. La sua gente non lo ha accolto né a Betlem, né durante la sua vita pubblica, anzi lo ha consegnato in mano ai pagani per farlo  crocifiggere.  L’annientamento dell’Incarnazione qui ha toccato il culmine. La  storia  si  è  ripetuta  fino  ai nostri giorni. Troppi non lo hanno accolto e non lo accolgono. “A quanti però lo hanno accolto ha dato  potere  di  diventare  figli  di Dio”(Gv.1,12).
Il Natale allora è un invito pressante ad accogliere il Signore Gesù nella propria vita. La celebrazione della sua nascita è una provvidenziale occasione per i credenti  di  una  “rinascita”  nello spirito  della  divina  adozione  filiale. Sia questo l’augurio di un santo Natale!