Il Messaggio della Santa Casa

EDITORIALE Meditiamo la passione di Gesù contemplando un trittico di Ludovico Seitz

p. Giuseppe Santarelli

Nel mese di marzo, tempo di quaresima, la liturgia invita i fedeli a meditare sulla Passione di Gesù in preparazione alla Pasqua. L’iconografia - definita un tempo “Bibbia dei poveri” - se osservata con attenzione e devozione, aiuta questa salutare meditazione. 
A Loreto invita a farla la Crocifissione eseguita da Ludovico Seitz, autore degli affreschi della Cappella Tedesca  della  basilica  (1892-1902),  definiti  da  Leone XIII, che li vide in bozzetto: “un’epopea mariana”. La Crocifissione è raffigurata in un’estesa sezione mediana della parete sinistra della cappella, con la Pietà da un lato e con la Deposizione dall’altro. Si tratta, in effetti, di un articolato trittico con i tre supremi momenti della Passione di Cristo sul Calvario. Esso si contrappone, nella sua drammaticità, alla serena scena del Natale di Gesù, figura ta, pure in tre sezioni, nella parete di fronte. La scritta, che corre lungo l’intera fascia sottostante, dice: In trasfixione/ corporis tui nobis tuum meruisti  praesidium (Nella  trafittura  del  tuo  corpo  ci hai meritato il tuo aiuto). In  tutti  e  tre  i  comparti  dell’affresco  in  esame  è presente la Vergine: in piedi nella Crocifissione; seduta con il Figlio sulle ginocchia nella Pietà; insieme con gli altri personaggi nella Deposizione. La Crocifissione si caratterizza per un’austera compostezza, a partire dalla figura di Cristo che distende le braccia su una croce d’imitazione trecentesca, riccamente  trilobata  agli  estremi,  con  un  postergale cruciforme e con la scritta in ebraico, in greco e in latino su una tavoletta, in alto: “Gesù Nazzareno, Re dei giudei”. Ai piedi della croce si scorge il rituale teschio, che richiama la morte entrata nel mondo con il peccato dei progenitori, ma vinta dalla morte e risurrezione di Cristo.
Sul  lato  sinistro  si  scorgono  la  Madonna,  quasi monacalmente vestita, come quasi sempre in questo ciclo,  rivolta  al  Figlio  con  le  braccia  aperte,  accanto a Giovanni in veste rossa. È il momento in cui Gesù dice  alla  Madre,  con  riferimento  a  Giovanni:  «Donna, ecco tuo figlio!» (Gv 19, 26). Dietro stanno due pie donne in atteggiamento dolente, un soldato che tiene la tunica rossa di Gesù tirata a sorte e due giudei che confabulano tra loro. 
Sul lato opposto si scorge la Maddalena in ginocchio, con le braccia semialzate, rivolta al suo Signore in un gesto di struggente dolore. Le fa compagnia un’altra pia donna, in piedi, chiusa in una composta sofferenza. In primo piano spicca il centurione romano, vestito con armatura metallica, in ginocchio, con la mano destra sulla gota, rivolto verso l’osservatore, in un gesto che sembra dire: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!» (Mc 15, 39). 
Il  Seitz  nella  sezione  sinistra  ha  rappresentato la Pietà con  la  Madre  che  accoglie sulle  ginocchia  il capo  del  Figlio  esanime  (vedi  copertina),  il  quale  si distende, come sedendo su un tappeto, accanto alla corona di spine e i chiodi della croce, sistemati a terra. Tre splendidi angeli all’intorno, con un candelabro in mano ciascuno, fanno il compianto. La Pietà è un soggetto  iconografico  creato  dalla  devozione  cristiana, con capolavori di alta risonanza, come quello scultoreo di Michelangelo. Chiude  il  trittico  la Deposizione con  la  figura  del corpo  di  Cristo  che  viene  collocato  nella  tomba  da Giuseppe  d’Arimatea  e  da  un  altro  personaggio, mentre la Madonna, in piedi, la Maddalena in ginocchio e stretta a lei, altre due compunte pie donne, intente a osservare, e Giovanni con le mani congiunte fanno come da corona.