Il Messaggio della Santa Casa

La parola dell'Arcivescovo Commemorazione del Beato Pio IX a Loreto

S.E. Mons. Fabio Dal Cin

ll 7 febbraio, durante il corso degli esercizi spirituali per i vescovi e i presbiteri, ha avuto luogo la commemorazione del Beato Pio IX nella basilica della Santa Casa con una Santa Messa presieduta dall’arcivescovo Fabio Dal Cin, nella quale hanno concelebrato: mons. Carlo Liberati, Postulatore della causa di canonizzazione, che ha voluto regalare al nostro Santuario la casula indossata dal celebrante; mons. Giacomo Morandi, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede; mons. Franco Manenti, vescovo di Senigallia, città natale di Pio IX; mons. Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola; mons. Giancarlo Vecerrica, vescovo emerito di Fabriano; mons. Giovanni Intini, vescovo di Tricarico; mons. Bernard Nsayi, vescovo emerito di Nkayi (Congo). Hanno concelebrato anche i sacerdoti partecipanti al corso degli esercizi spirituali. 
L’arcivescovo Dal Cin ha pronunciato la seguente omelia, rievocando la figura del Beato con particolare riferimento ai suoi rapporti con la Santa Casa di Loreto.

La gente chi dice che io sia? Chiede Gesù agli apostoli. E la gente chi dice che sia Pio IX? Come per Gesù anche per questo Santo Pastore di cui oggi celebriamo la sua memoria, la risposta vera non viene dalla carne e dal sangue, cioè non dal basso, ma dall’Alto. Il Padre dei cieli - nella voce della Chiesa - ci conferma la santità di questo umile e grande  figlio  della  terra  marchigiana  perché  ha 
saputo portare la sua croce con totale abbandono nel suo Signore, dando il primato assoluto a Dio ed ai valori spirituali. Fu un papa molto amato ma anche odiato e calunniato. Ebbe a dire Papa Giovanni Paolo II nell’omelia per la sua beatificazione. Si sa che il giudizio storico dipende in gran parte da chi lo scrive e nella storiografia nostrana Pio IX è stato valutato quasi solo in relazione con le vicende politiche di un Risorgimento italiano ormai passato in giudicato: per poter valutare la complessità del suo pontificato, quel giudizio, per quanto importante, va integrato con altri.Il  pontificato  di  Pio  IX  spazia  infatti  su  vasti  orizzonti:  con  esso  avvenne  una crescita eccezionale  delle  missioni  cattoliche,  vennero approvati numerosi e benemeriti istituti religiosi, sia maschili che femminili, furono definiti il  dogma  dell’Immacolata  Concezione  (1854)  e quello  dell’infallibilità  pontificia  (1870),  venne convocato il Concilio Vaticano I (1869-1970), attraverso il quale la Chiesa si pronuncio su vari aspetti della dottrina cattolica, condannando, tra l’altro, l’agnosticismo e il fideismo. Con lui la Chiesa ebbe un ampio respiro di universalità e cominciò a consolidarsi in nuove regioni dei vari continenti. Diventa spontaneo in questa celebrazione che si svolge accanto alla Santa Casa, richiamare alla memoria i rapporti tra Pio IX e questo Santuario di Loreto, che conserva alcune importanti testimonianze iconografiche del beato. 

PIO IX E IL SANTUARIO DELLA SANTA CASA
Fin  da  bambino  Giovanni  Mastai  Ferretti  nutrì una tenera devozione verso la Madonna di Loreto. L’antica rivista del santuario, intitolata La Vergine Lauretana, nel 1894 riportava questa dichiarazione fatta dal pontefice in età avanzata: «I miei  genitori  avevano  l’abitudine  di  recarsi  ogni anno alla Santa Casa e di condurci seco i miei fratelli e me, e dall’annunzio della partenza io non dormivo più». Vi si legge anche che egli, nel (fiore) rigoglio della sua gioventù, entro la Santa Casa di Loreto fece voto a Maria di dedicarsi tutto alla gloria e al servizio suo, vestendo l’abito ecclesiastico».
Da sacerdote e da Vescovo coltivò ed incrementò la devozione alla Madonna di Loreto. Ad Imola, per esempio, fondò la Pia Unione della Beata Vergine di Loreto che ancora opera. Appena eletto sommo pontefice, il 6 giugno 1846, Pio IX si tolse dal petto la croce preziosa, dal dito l’anello gemmato, destinandoli entrambi a Loreto, per arricchire il “Tesoro della Vergine” per chiedere la protezione della Madonna sul suo ministero petrino. II 4 agosto 1855 Pio IX inviò in dono al santuario una copia a stampa, ma con firma autografa e sigillo, della bolla Ineffabilis Deus, relativa al dogma  dell’Immacolata,  allegandovi l’Allocuzione da lui pronunciata in quella solenne circostanza. II 30 agosto 1856 Pio IX affidava alla Madonna di Loreto la sua persona e l’intera Chiesa e faceva pervenire al santuario un paramento liturgico completo, tessuto in lamina d’argento bianca. Negli annali del santuario è rimasto famoso il suo  pellegrinaggio  da  pontefice  alla  Santa  Casa, effettuato in occasione di una sua articolata visita nello Stato Pontificio, ormai al tramonto. Entrato in Loreto il 4 maggio 1857 attraverso una specie di arco trionfale innalzato sulla sommità di Montereale,  il  pontefice  venne  accolto  con  tutti  gli onori dalle autorità tutte e dai fedeli. Le cronache del santuario hanno registrato minutamente quei giorni trascorsi dal papa a Loreto. Quando ripartì, il 22 agosto, lasciò in dono al Santuario un calice d’oro smaltato che aveva usato per la celebrazione della Messa in Santa Casa. Tante altre sono le espressioni di devozione lauretana  di  Pio  IX,  che  tralascio  per  brevità  di tempo. Su tutte però spicca la sua Lettera Apostolica Inter omnia del 26 agosto 1852, nella quale egli mette in chiara evidenza l’importanza della Santa Casa di Loreto, «resa sacra dai divini misteri». La riferisco per la sua rilevanza: «Fra tutte le chiese innalzate in onore della Vergine Santissima, risplende mirabilmente la Santa Casa di Loreto. Quella Casa, infatti, resa sacra dai divini misteri, celebre per tanti miracoli e meta di tanto affluire di popoli, ha diffuso la fama in ogni punto del mondo cattolico, destando giustamente, presso tutte le nazioni della terra, il massimo consenso di profondissima devozione. E, infatti, è onorata e venerata quella Casa di Nazareth, tanto cara al cuore di Dio, la quale, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per divino  volere,  fu  trasportata  per  lungo  tratto  di terra e di mare, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione, rimase esente dal peccato originale, fu concepita, data alla luce, nutrita e salutata dall’Angelo piena di grazia, benedetta tra le donne e piena di Dio. Proprio in quella Casa ella,  fecondata  dallo  Spirito  Santo,  senza  alcuna diminuzione  della  sua  incontaminata  verginità, divenne la Madre del Figlio di Dio,…”.
Permettetemi due osservazioni: 
Innanzitutto, parlando della traslazione della  Santa  Casa,  Pio  IX  considera  il  trasporto  «per lungo tratto di terra e di mare» come un fatto naturale, attuato però per «divino volere» (in latino: divinitus). Ma quello che colpisce di più è che in questa  Lettera  Apostolica,  il  pontefice  ponga  il dogma dell’Immacolata in relazione con la Santa Casa, con il luogo cioè dove Maria è stata concepita senza peccato originale. E così il Papa anticipava quello che avrebbe solennemente dichiarato 2 anni dopo nel 1854 nella solenne proclamazione 
dogma dell’Immacolata. Nel 1858, quattro anni dopo la proclamazione e sei anni dopo la lettera inviata a Loreto, la Vergine stessa  apparve  a  Lourdes  per  dire  ciò  che  aveva detto Pio IX: Io sono l’Immacolata Concezione, dunque per dire che il papa aveva ragione. Il cielo si è mosso in questa nostra epoca per dire che Pio IX aveva ragione e con lui tutti i vescovi del mondo che avevano chiesto la proclamazione, mossi da un principio e da un’ispirazione soprannaturale.  Fa  pensare  come  in  questi  grandiosi eventi sia entrato il santuario di Loreto. Diventa allora spontaneo - in questo singolare luogo di grazia - ravvivare la nostra fede nella certezza della vittoria del bene sul male, perché nulla è impossibile a Dio! E qui si fa più fervida anche nostra la preghiera per presentare al Padre il desiderio, che fu anche quello di Pio IX, il desiderio che ci fa veramente felici e che è quello di essere santi.
Chiediamo questa grazia per l’intercessione di questo Santo Pastore.