Il Messaggio della Santa Casa

LE DONNE NELLA BIBBIA Marta e Maria al sepolcro di Lazzaro

S.E. Mons. G.Tonucci Arcivescovo emerito di Loreto

Conosciamo  già  le  sorelle di Betania, Marta e Maria, che accoglievano volentieri Gesù in casa loro. 
Abbiamo già detto che, quando Gesù si trovava a Gerusalemme, quella fosse la casa presso la quale egli si alloggiava, dato che Betania è appena dietro il Monte degli Ulivi, a pochi chilometri dalla Città Santa. Le due sorelle e il loro fratello Lazzaro possono essere riconosciuti come cari amici del Signore, con i quali Gesù si sentiva a suo agio, come in famiglia.
La comitiva di Gesù e dei suoi apostoli, che si trovava al di  là  del  Giordano,  vicino  alla località  dove  Giovanni  il  Battista aveva svolto la sua missione, è raggiunta da una notizia preoccupante: Lazzaro è malato e la sua situazione è grave, al punto che le sue sorelle chiedono a Gesù di venire subito a Betania. L’episodio,  narrato  nel  vangelo secondo Giovanni nel capitolo 11, si svolge in tre momenti. 
Prima, Gesù lascia passare due giorni e poi, quando finalmente si decide a partire per la Giudea, Lazzaro è già morto. Gesù lo sa e lo comunica ai suoi discepoli. 
Il secondo momento ci interessa di più, perché, quando Gesù arriva a Betania, le due sorelle,  una  dopo  l’altra,  gli  vanno incontro e parlano con lui. La prima a muoversi è Marta, la più attiva e intraprendente. Saputo che il Maestro stava arrivando, va ad accoglierlo poco prima  che  egli  entrasse  nell’abitato. Subito esprime il suo dolore  ed  anche  la  sua  fiducia in Gesù: “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. In queste parole, possiamo forse sentire anche un’ombra di rimprovero: perché Gesù non è venuto subito? Perché ha tardato tanto, pur sapendo che il suo amico era gravemente malato? Pur in questo stato di grande dolore, Marta esprime una certezza, della quale lei stessa non sa comprendere la portata: “Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”. Da quello che dice, sembrerebbe che stia chiedendo a Gesù di intercedere per restituire Lazzaro alla vita. Quando però Gesù le assicura: “Tuo fratello  risorgerà”,  Marta  riferisce la  sua  fede  all’ultimo  giorno, quando tutti risorgeremo. Gesù allora insiste, e chiede a Marta di esprimere la sua fede in lui: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi  crede  in  me  non  morirà  in eterno”.
La professione di fede della donna è completa: “Tu sei il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”. Ma nulla dice circa la possibilità  che  Lazzaro possa tornare in vita. Segue  l’incontro  con  Maria, che, saputo della presenza del Signore, esce di casa per incontrarlo. Ancora una volta, il lamento è lo stesso: “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. La commozione di Maria, e dei conoscenti che l’accompagnavano,  era  tanto profonda, che Gesù stesso ne rimase preso e scoppiò in pianto. La morte è sempre una realtà brutta, è sempre qualcosa che sconvolge tutti i nostri progetti umani. Piangere è spontaneo e ci fa sperimentare la nostra debolezza  e  l’incapacità  di  scendere a patti con la morte. Anche Gesù ha pianto, proprio lui che aveva già deciso di compiere un gesto prodigioso, al di là di ogni possibile immaginazione. Eppure  ha  pianto,  e  l’evangelista Giovanni, che era presente, registra le sue lacrime, senza pensare che questo particolare poteva essere in qualsiasi modo offensivo della dignità del Signore. Ora, di fronte alla pietra che chiude la tomba, Gesù passa all’azione, e chiede che quell’ostacolo sia rimosso. La reazione di Marta ci fa capire che, nella sua professione di fede, non c’era  nulla  che  potesse  pensare alla  possibilità  di  un  ritorno  in vita dopo quattro giorni dalla morte: “Manda già cattivo odore”. Quanta tristezza in queste parole: la sorella deve rendersi conto che il suo caro Lazzaro, come ogni persona che muore, è ormai destinato al disfacimento. Quel corpo, così ben conosciuto e tanto amato, sta ormai subendo la sorte di ogni cadavere, e conosce soltanto quel triste destino. Gesù è padrone della vita, e ora  lo  dimostra  con  la  solennità di un gesto divino. Dopo una toccante invocazione a Dio Padre, le parole risuonano alte e chiare: “Lazzaro, vieni fuori”. E noi non possiamo fare altro che unirci allo stupore commosso di Marta e Maria, e di tutti gli astanti, nel vedere il giovane uscire dalla tomba, anche se ancora impacciato dalle bende funerarie che lo avvolgevano. Un anticipo della risurrezione di Gesù? In qualche modo sì, ma con una grande differenza, che rende il ritorno alla vita di Cristo qualcosa di completamente nuovo e unico.