Il Messaggio della Santa Casa

EDITORIALE Il culto alla Beata Vergine deriva dai Vangeli?

p. Giuseppe Santarelli

Talora è dato di sentire che nei testi evangelici non si trova alcun cenno al culto verso Maria e si sottolineano alcuni passi che sembrano, a una prima superficiale lettura, un ridimensionamento del suo ruolo di Madre di Gesù. Si citano a riguardo due testi. Uno si legge nel Vangelo di Luca (11,27-28), dove una donna, rivolta a Gesù, esclama: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato”; e Gesù risponde: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano”. Nell’altro passo, presente in Matteo (12,49) - che ha un riscontro in Marco (3, 31-35) e in Luca (8, 19-21) - Gesù dice: “Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”. S. Agostino, a commento di questo passo di Matteo, così sapientemente scrive: “Forse che non ha fatto la volontà del Padre la Vergine Maria, la quale credette in virtù della fede, concepì in virtù della fede, fu scelta come colei dalla quale doveva nascere la nostra salvezza tra gli uomini, fu creata da Cristo prima che Cristo in lei fosse creato? Ha fatto, sì certamente, ha fatto la volontà del Padre Maria santissima, e perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo, che essere stata Madre di Cristo” (Discorsi, 25, 7-8).
Le parole di Gesù, quindi, sono un implicito elogio alla Madre, la quale più d’ogni altro ha accolto la parola di Dio e l’ha messa in pratica. Maria è diventata la Madre di Gesù proprio perché ha ascoltato e ha accolto la parola dell’angelo. Nell’Annunciazione dice: “Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola” (Lc, 1, 37). Esistono poi espressioni nel Vangelo che alludono già a un culto alla Vergine. L’arcangelo Gabriele, nell’Annunciazione, la saluta come “la piena di grazia”, come colei che “ha trovato grazia presso Dio” (Lc, 1,28-29). Soprattutto nell’episodio della Visitazione si rinviene la prima espressione significativa a riguardo. Elisabetta, salutando Maria, esclama: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Lc, 1,42). Qui è dichiarata anche la ragione per cui Maria è “benedetta fra le donne”: per “il frutto del suo grembo”, la maternità divina, fondamento teologico di ogni altro suo privilegio. La stessa Vergine, quando nel Magnificat esclama: “D’ora in poi, tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente” (Lc, 1, 48-49), dimostra la consapevolezza dell’inestimabile privilegio di essere la Madre del Salvatore e prevede che per questo le sarà tributato un culto speciale da tutte le future generazioni.
Queste sublimi parole sono all’origine del culto mariano che si esprime già nei primi cristiani, fin dalle origini della Chiesa. Ne fa testimonianza un antichissimo papiro del II-III che i fedeli ancora oggi conoscono e recitano: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”. Preghiera breve, ma intensissima, che contiene la ragione per cui Maria viene invocata: perché è la “santa Madre di Dio”, laTheotòkos, definita tale più tardi nel Concilio di Efeso nel 431. Nello stesso periodo della diffusione della citata preghiera Sub tuum praesidium, San Giustino, vissuto nel II secolo, iniziò una riflessione teologica sulla Vergine, proponendo un parallelo con Eva, sviluppato poi ampiamente dai Padri dei secoli successivi.
Il culto a Maria, dunque, ha le sue radici nei vangeli, è profetizzato dalla stessa Vergine nel canto del Magnificated è stato presente nella Chiesa fin dalle origini.