Il Messaggio della Santa Casa

L’unzione di Betania

S.E. Mons. G.Tonucci Arcivescovo emerito di Loreto

Il racconto a cui ci riferiamo comincia con queste parole: “Sei giorni prima della Pasqua” (Gv 12,1). Da questa indicazione di tempo, capiamo che l’ora del Signore si avvicina. Nel vangelo di Giovanni, l’“ora” indica il tempo della passione, morte e risurrezione di Gesù. E questa “ora”, attesa da sempre, è ormai imminente. L’episodio di Betania, dove Gesù si trova ancora una volta, è narrato con lo sguardo già rivolto a quello che accadrà solo pochi giorni più tardi.
La scena ci è familiare: in casa di amici a lui molto cari, Gesù sta cenando e l’evangelista ci fa notare che anche Lazzaro, “che egli aveva risuscitato dai morti”, era tra i commensali. Sappiamo che, per il miracolo del suo ritorno in vita, il giovane era diventato oggetto di curiosità da parte di tutti, creando nuove preoccupazioni per i nemici del Maestro. In quel momento Lazzaro stava forse raccontando le sensazioni provate in quei quattro giorni nei quali era stato in braccio alla morte? O forse conservava tutto in silenzio, grato all’amico Gesù che gli aveva offerto la possibilità di vivere ancora, con l’impegno di usare meglio il tempo che gli era stato regalato? Ma se all’inizio della cena era Lazzaro il centro di attenzione, ben presto tutti dovettero vedere una scena diversa: Maria, la sorella di Marta e di Lazzaro, si è avvicinata a Gesù con un’ampolla di olio profumato, di grande pregio, ed ha cominciato a spargere il contenuto sui piedi del Signore. Se qualcuno dei presenti non aveva notato subito il gesto, il profumo intenso del nardo, che si è sparso per tutta la sala, ha fatto capire a tutti quello che stava accadendo. Sembra che Gesù abbia accettato volentieri questo gesto di amore e di rispetto, ma la sua condiscendenza è dispiaciuta a uno dei suoi discepoli: quello il cui nome pronunciamo sempre con un certo ribrezzo. Giuda Iscariota, “uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo”, non poteva approvare quello che stava accadendo, e lo ha detto ad alta voce. La sua reazione era di dispetto, ma travestita da preoccupazione per i poveri: “Perché sprecare tutto questo profumo? Se lo vendevamo, potevano guadagnare trecento denari, che potevamo poi dare ai poveri”.
Giovanni, che racconta l’episodio, ci fa notare che a Giuda non importava nulla dei poveri: il suo interesse era quello di avere denaro nella borsa, che egli amministrava, per pescare in essa a suo piacimento. Per questo aggiunge, senza mezzi termini: “Era ladro!” Il modo di intervenire di Giuda, che ha indicato quella somma in maniera così precisa, ci fa capire che il discepolo traditore apparteneva a quella categoria di persone che conoscono il prezzo di tutto, senza però capire il valore di nulla. Basti pensare che, di lì a qualche giorno, lui stesso venderà il suo Maestro in cambio di trenta denari. Non ha pensato che Gesù poteva valere più di una confezione di profumo? E invece lo ha valutato dieci volte meno di quella boccetta.Non possiamo invece fare a meno di ammirare la spontaneità di Maria che, senza farsi troppi problemi, ha speso una somma importante per rendere omaggio a Gesù, verso il quale aveva tante ragioni per sentire affetto e riconoscenza. Il Signore ha gradito il gesto della donna, e l’ha difesa dalle accuse di Giuda. In quel gesto, Gesù ha visto l’anticipazione dell’omaggio che sarebbe stato reso al suo corpo il giorno della sepoltura. L’allusione alla morte è stata chiarissima, e per lui si trattava di qualcosa ormai imminente. 
Ma i discepoli non hanno capito che quell’evento si stava avvicinando, e l’hanno certamente riferito ad un futuro che, per loro, doveva essere ancora lontano. In questa pagina del vangelo possiamo capire che l’apostolo traditore non sente ormai nessun affetto per il Signore. La sua freddezza si manifesterà ancora durante l’ultima cena, quando, al gesto di rispetto che Gesù avrà per lui, porgendogli un boccone intinto nella salsa, risponderà uscendo dal Cenacolo e allontanandosi nella notte. In contrasto con lui, Maria di Betania esprime sempre e  soltanto  un  affetto  sincero,  senza  infingimenti né seconde intenzioni: il suo è amore e basta. La caratteristica più vera dell’amore è quello di non porre limiti. Così è l’amore di Dio per ciascuno di noi, e così Dio ci chiede di rispondere al suo amore. Maria ci dona l’esempio di chi non fa calcoli e non mette limiti. Il povero Giuda invece è quello che i conti li ha fatti tutti, ma, purtroppo per lui, i suoi conti erano tutti sbagliati.