Il Messaggio della Santa Casa

La moglie di Pilato

S.E. Mons. G.Tonucci Arcivescovo emerito di Loreto

Di lei sappiamo poco o niente: nessun dettaglio  sulla  sua  vita  ci  è  offerto  dai libri di storia. Nel breve racconto di Matteo, appena poche righe (27,19), non c’è nulla che ci parli di lei e ci faccia conoscere qualcosa di più su questa donna, che entra, quasi in punta di piedi, nel racconto della passione di Gesù. In compenso, i vangeli apocrifi hanno inventato su di lei tante cose inutili, dandole anche un nome: Procula o Procla, Per quanto ci riguarda, l’unica cosa che possiamo capire è che era venuta a Gerusalemme da Cesarea Marittima, insieme a suo marito, per trascorrere nella città santa i giorni della Pasqua. Il Procuratore romano lo faceva per seguire da vicino gli eventi, e per evitare che si creassero disordini. Sua moglie lo seguiva,  per  affetto  coniugale  o  per  curiosità  o per dovere istituzionale. Qualunque ne fosse la ragione, lei era lì e si era resa conto di quello che stava accadendo proprio in quella residenza che, anche se solo per qualche giorno, era casa sua.
Procula  –  se vogliamo usare questo nome, per comodità  –  ha avuto un sogno strano e lo fa sapere a suo marito. In questa comunicazione, c’era qualcosa di misterioso. Riferisce il suo sogno e, quel che è più importante, fa notare che era un sogno avuto nelle prime ore del giorno. Difatti dice: “Oggi”. Secondo la mentalità di quei tempi, i sogni del mattino avevano una particolare importanza e presentavano presagi veritieri. In generale, i Romani di alta classe erano scettici e mantenevano una relazione molto superficiale con le loro fantasiose divinità. Ma, proprio per questo, capitava ad essi quello che capita anche oggi a quelli di noi che hanno una fede debole o assente del tutto: credendo poco in Dio, crediamo molto ai sogni, alle visioni e diamo fiducia ad ogni tipo di indovini, che siano quelli leggono le carte o le linee della mano o una sfera di cristallo; o che siano astrologi, che ci fanno sapere, con sicurezza assoluta e senza nessuna vergogna, quello che dovrebbe accaderci, a seconda del segno zodiacale sotto il quale siamo nati.
Ma nel sogno di Procula c’è una cosa che stupisce: quando lei ha sognato, ed è rimasta turbata, Pilato non aveva ancora incontrato Gesù e quindi neppure lei poteva sapere nulla di lui e delle sue vicende recenti. Per una volta, possiamo pensare che il sogno aveva una vera dimensione profetica. Il turbamento della donna si riferiva a quello che stava per accadere a un uomo che lei definisce “giusto”, facendo quindi allusione a qualcosa che aveva intuito attraverso la sua inconscia esperienza.
“Non aver a che fare con quel giusto” è la raccomandazione mandata a Pilato da sua moglie. Una raccomandazione saggia, ma non ascoltata. Non è stata né la prima né l’ultima volta che uno sposo non ha dato retta al suggerimento di sua moglie. E non è la prima né l’ultima volta che la moglie non ascoltata aveva ragione. Pilato è andato avanti sulla sua strada, stretto tra le pressioni dei capi dei sacerdoti e degli anziani, da una parte, e le direttive precise del diritto romano, che gli avrebbe proibito di commettere un’ingiustizia. La paura suscitata in lui dal clamore violento dei primi ha avuto ragione delle norme di equità, che restavano silenziose. Il delitto è stato quindi compiuto e l’uomo giusto è stato condannato come un criminale. Procula, la moglie inascoltata di Pilato, sulla base dei racconti dei vangeli apocrifi, è stata proclamata santa dalla Chiesa Etiopica, che è stata seguita in questo da altre Chiese Orientali. 
Certamente il suo intervento è stato lodevole, e, anche se è stato inutile, ha lasciato la sua traccia nella memoria dei discepoli di Cristo. 
Pilato non ha voluto ascoltare la voce della saggezza, forse anche perché proveniva da sua moglie. E, si sa, nella testa di molti c’è ancora la domanda: “Cosa ne può capire una donna di questioni così complesse?” 
In questo modo, Pilato ha costruito il suo destino, che è quello di essere ricordato nei secoli per la sua ignavia. Ovunque vive un discepolo di Gesù, risuona all’infinito l’affermazione: “Patì sotto Ponzio Pilato”.