Il Messaggio della Santa Casa

Le donne sulla via del Calvario

S.E. Mons. G.Tonucci Arcivescovo emerito di Loreto

Quando Gesù giunse al Calvario, i suoi carnefici  avevano  solo  una  preoccupazione: completare  il  loro  lavoro  al  più  presto,  in 
modo da poter tornare a casa prima possibile. Anche il boia più abituato ad eseguire condanne capitali doveva sentire un certo disagio per quello che stava facendo. E allora, che si vada avanti e la si faccia finita alla svelta con questi tre banditi. Per  questo,  nessuno  doveva  essere  lì  vicino, mentre  gli  esecutori  andavano  avanti  con  il  loro mestiere.  Se  qualcuno  avesse  voluto  avvicinarsi, per curiosità o compassione, sarebbe stato tenuto lontano dai soldati, che dovevano impedire che il carnefice fosse infastidito. 
Una volta che le tre croci erano state innalzate, Gesù  ha  dovuto  sentire  fino  in  fondo  il  dramma della  sua  solitudine:  vicini  a  lui,  i  suoi  compagni di martirio, che, almeno all’inizio, mostrano il loro astio  per  questo  strano  collega,  che  non  somiglia in  nulla  a  delinquenti  come  loro;  sotto  la  croce,  il gruppo vociante dei nemici, che cercano d ironizzare sul condannato, ormai ridotto alla più assoluta impotenza: “Scendi dalla croce e crederemo in te”. Leggendo il racconto tramandato dai tre evangelisti sinottici - Matteo, Marco e Luca - capiamo che  nessuno  dei  discepoli  di  Gesù  era  presente. Vedremo  poi  la  narrazione  di  Giovanni,  che  aggiunge dettagli importanti e bellissimi. Ma per gli altri, l’unica presenza di persone animate da amore sincero per il Signore crocifisso è una presenza femminile, ed è testimoniata da tutti i vangeli, sia dai sinottici sia da Giovanni. L’evangelista Marco, che scrive forse per primo, dice che “vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano”. Alcune di loro sono ricordate per nome: Maria di Magdala, Maria, madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome. Marco spiega poi che si trattava delle stesse donne che avevano seguito Gesù e che, quando egli era in Galilea, lo seguivano e lo servivano. Era quindi quel piccolo gruppo di buone signore che erano state ricordate già nel vangelo di Luca, al capitolo 8. Solo alcune sono ricordate per nome, ma subito dopo si corregge l’informazione, dicendo che ce n’erano “molte altre”, anch’esse salite con lui a Gerusalemme. Anche Matteo, sia pure più brevemente, ricorda la presenza delle donne al Calvario, e fa i nomi di Maria di Magdala, di Maria, madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo, e cioè gli apostoli Giacomo e Giovanni. Anche qui si precisa che le donne “osservavano da lontano”. Viene da pensare che coloro che assistevano alla lenta agonia dei condannati fossero tenuti ad una certa distanza, per un senso di rispetto per la loro sofferenza o forse, più banalmente, per impedire interferenze nel procedere della sentenza. L’evangelista Luca, che è sempre quello più attento alle figure femminili, in questo caso è più sobrio degli altri e ricorda la presenza delle donne al Calvario solo quando Gesù è già spirato e la folla presente  al  Calvario  si  sta  allontanando,  manifestando  sentimenti  di  sgomento  e  di  pentimento. Egli scrive semplicemente: “Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo”. Nella narrazione dei vangeli, tutto è sempre breve ed essenziale. Sembra che ognuno degli evangelisti abbia avuto la preoccupazione costante di non sprecare parole, per raccontare la nuda verità di fatti che sono troppo importanti per essere impoveriti da descrizioni dettagliate o addirittura ampollose. I racconti della Passione di Gesù, la parte più elaborata di ciascun libro, sono anch’essi brevi, e non si fermano a descrizioni inutili. Basta vedere con quanta essenzialità ci dicono che Gesù fu flagellato e che più tardi fu crocifisso: non una parola in più per descrivere a noi, ormai lontani da quei tempi e da quelle pratiche, come  queste  punizioni  crudeli  venivano  applicate. Eppure, in questa brevità rigorosa, il ricordo di questo gruppo di donne è rimasto ben chiaro: erano là, tutte insieme, quasi a sostenersi a vicenda e a proteggersi in un ambiente ostile, ma forse anche per farsi vedere e dare, con la loro presenza dolente e silenziosa, qualche conforto al Sofferente, isolato tra cielo e terra e abbandonato da tutti. Ma non erano le sole: mentre esse erano trattenute lontano dalla croce di Gesù, c’era un’altra presenza, proprio ai piedi della croce. Un ricordo che ci è stato donato all’evangelista Giovanni.