Il Messaggio della Santa Casa

SPIRITUALITÀ Maria ai piedi della croce

S.E. Mons. G.Tonucci Arcivescovo emerito di Loreto

Nel vangelo secondo Giovanni, l’ultimo ad essere scritto, ci sono tre versetti che raccontano un episodio che nessun altro evangelista ha riportato. È un gioiello prezioso, per il quale dobbiamo essere grati a colui che lo ha tramandato, e che ha voluto così colmare una lacuna che gli altri avevano lasciato. Siamo al Calvario, Gesù è appeso alla croce, i soldati hanno spartito tra di loro i suoi vestiti e, per non strappare la tunica, tessuta senza cuciture, l’hanno tirata a sorte. Gesù è, più che mai, solo e abbandonato. Ma la solitudine dell’Innocente sacrificato è ora alleviata da una presenza che, da sola, vale più di qualsiasi altra compagnia: sua madre è presso la croce e, stando in piedi, accompagna silenziosa la sofferenza estrema di suo Figlio.
“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria Madre di Cleopa e Maria di Magdala”. Mentre gli altri evangelisti hanno rivolto la loro attenzione alle donne che, a una certa distanza, seguivano lo svolgimento del dramma, Giovanni (19,25-27) indica subito Maria, la madre di Gesù, che, forse per un gesto di compassione da parte dei soldati, ha potuto avvicinarsi e restare, chiusa nel suo dolore, accanto al Figlio morente. Giovanni ricordava bene questo particolare, perché anche lui era lì, vicino a Maria, che egli stesso doveva aver accompagnato. Non sappiamo nulla di cosa Maria abbia fatto prima: come ha saputo del pericolo mortale che stava correndo Gesù? Quando è arrivata a Gerusalemme, dopo aver lasciato la silenziosa casetta di Nazareth? Dove si è fermata, mentre aspettava la conclusione di questo immenso dramma? Ci resta soltanto la possibilità di contemplare il fatto nella sua evidenza luminosa: ora Maria era con Gesù, la madre non aveva voluto abbandonare il Figlio in un momento di prova così difficile. Era accanto al Figlio, incurante degli insulti che, ferendo la dignità di Gesù, trapassavano anche il suo cuore. Gesù ha preso l’aspetto di peccatore, di delinquente condannato a una morte infamante, e lo ha fatto per salvarci dai nostri peccati. Maria, vicino a lui, non ha paura di essere giudicata la madre di un bandito, punito con la pena capitale per un delitto che gli astanti e i passanti non conoscevano, ma che certamente doveva essere molto grave. Accanto a Gesù umiliato, Maria condivide la sua umiliazione. Pur nello strazio provocato 
dalle ferite, nella situazione di non potersi muovere e senza poter liberamente guardarsi attorno, Gesù vede sua madre, e accanto a lei quel discepolo che si nasconde dietro alla bella descrizione del “discepolo che egli amava”. Giovanni applica a sé una verità che egli ha già capito e sperimentato, e che, un giorno, avrebbe affermato nella sua prima lettera: l’amore non consiste nel fatto che noi amiamo Dio, ma è lui che ci ama per primo. Per questo non dice: “Il discepolo che amava Gesù” – il che sarebbe comunque stato vero – ma dice piuttosto: “Il discepolo che Gesù amava”, facendoci capire che l’iniziativa di amare parte sempre da Dio. Questo è quindi il momento del dono supremo: nella sua passione, Gesù ha lasciato tutto e non possiede più nulla. Offrendo la sua vita, Gesù ci ha dato tutto sé stesso. 
Ora aggiunge un ultimo gesto, e ci dona sua madre: “Vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: ‘Donna, ecco tuo figlio’. Poi disse al discepolo: ‘Ecco tua madre’. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé”. Per Maria questa parola non è una sorpresa: lei ci aveva già scelti come suoi figli, quando, a Cana, ha fatto capire che era pronta a scegliere noi, a volere il nostro bene e la nostra felicità. In quella circostanza, lei ci ha preferiti a Gesù. Ora la sua scelta diventa definitiva, perché Gesù la ratifica nel momento più solenne e supremo: è la sua ultima decisione, presentata come un desiderio finale, come la sacra volontà di un morente. Da allora lei è nostra Madre e noi siamo per sempre suoi figli. Giovanni sottolinea questo episodio e ce ne fa cogliere l’importanza: non riferisce solo una preoccupazione del Figlio per la Madre che resta sola al mondo. Ci fa sentire tutta la grandezza di un affidamento che tutti i discepoli di Cristo e la Chiesa intera hanno colto subito: da allora ogni discepolo di Gesù sa di poter contare sulla protezione materna di Maria, che invochiamo in ogni momento con i titoli più affettuosi e significativi. Per riassumerli tutti, la chiamiamo “Madre della Chiesa”, e ci sentiamo accolti e difesi, perché amati da lei e guidati da lei verso suo Figlio.