Il Messaggio della Santa Casa

EDITORIALE La Santa Casa, santuario dei nonni

p. Giuseppe Santarelli

La Santa Casa di Nazareth, trasportata e venerata a Loreto, secondo una fondata e ragionevole interpretazione, era proprietà di Gioacchino e di Anna, i genitori di Maria. Oggi, in base a un’esegesi biblica attenta principalmente ai testi dei Vangeli canonici e non incline ad accogliere le  amplificazioni  improprie  dei Vangeli apocrifi, si ritiene che Maria sia nata a Nazareth, nella casa dei suoi genitori. Nell’iconografia  lauretana,  Gioacchino  e Anna, proprio per l’intimo legame con la loro dimora nazaretana, sono raffigurati più volte. La più antica testimonianza a riguardo è una splendida scultura della parete nord del Rivestimento marmoreo,dovuta a Baccio Bandinelli (1519) e a Raffaele da Montelupo (1631-1633). 
Vi è raffigurata la nascita di Maria, con la mamma Anna sul letto del parto che riceve l’amorevole assistenza e le congratulazioni di alcune donne, e con il papà Gioacchino che osserva stupito la sua lavanda, effettuata  da  due  donne. 
Un’altra bella rappresentazione della nascita della Vergine si ammira in un mosaico esposto in sagrestia, desunto da una tela di Annibale Carracci (1560-1609) che la eseguì per il santuario lauretano, da dove fu trafugata da Napoleone nel 1799 e finì poi nel Museo del Louvre. Vi si scorge la neonata in primo piano, in braccio a una donna, con Anna sul letto del parto e con Gioacchino all’ingresso di una porta, sullo sfondo. Pregevole è anche la scena della nascita di Maria dipinta nel 1605-1610 dal Pomarancio nella parete nord della Sala del Tesoro, raffigurante la lavanda della neonata con Gioacchino accanto che protende la mano destra e con Anna sul letto, attorniata da alcune donne. Lo stesso Pomarancio, nella scena successiva, ha dipinto Anna che presenta Maria bambina al Tempio. La medesima scena della presentazione di Maria al Tempio da parte di Gioacchino e di Anna si vede nella parete destra della Cappella Tedesca, dipinta da Ludovico Seitz nel 1892-1902. L’episodio, presente nei vangeli apocrifi, sta ad indicare la premura dei due santi genitori per la formazione spirituale della loro bambina che consacrano a Dio nel Tempio. Essi diventano, così, esempio e modello per tutti i genitori che devono preoccuparsi della formazione religiosa dei figli. Una cappella absidale della crociera meridionale della basilica è dedicata proprio ai Santi  Gioacchino  e Anna,  raffigurati con Maria fanciulla nella pala d’altare in un mosaico, derivato da una tela di Angelica Kaufmann (1841-1897), e in tre dipinti, eseguiti nel 1935-1938 da Carlo Donati, sulla scorta del protovangelo di Giacomo: il primo episodio rappresenta l’incontro di Gioacchino e Anna alla Porta Aurea del Tempio di  Gerusalemme,  il  secondo  raffigura i due sposi che danno il nome di Maria alla propria bambina e il terzo mostra gli stessi che la conducono al Tempio.
Questa  ricchezza  iconografica sta a dimostrare la secolare attenzione e devozione riservata nel Santuario della Santa Casa verso 
i genitori di Maria. Gioacchino e Anna  sono  stati  i  nonni  di  Gesù e sono diventati i protettori dei nonni e delle nonne. Sappiamo 
oggi quanto sia preziosa l’opera dei nonni nei riguardi dei loro nipoti. Poiché spesso i genitori, impegnati per gran parte del giorno nel lavoro fuori casa, non possono attendere come si dovrebbe ai propri figli, i nonni si prendono cura di loro, diventando, a così dire, 
papà e mamma una seconda volta. Proprio a riguardo di questa situazione, nel capitolo terzo della prima parte del Documento  finale del Sinodo dei Vescovi sui giovani, si legge: “I nonni offrono spesso un contributo  decisivo  nell’affetto  e nell’educazione religiosa; con la loro saggezza sono un anello decisivo nel rapporto tra le generazioni” (Cfr. L’Osservatore Romano, 22-23 ottobre 2018, p. 5).
San Gioacchino e Sant’Anna, nonni  di  Gesù,  diventino  i  loro modelli e i loro protettori!