Il Messaggio della Santa Casa

Le donne al sepolcro di Gesù

S.E. Mons. G.Tonucci Arcivescovo emerito di Loreto

Una piccola processione si muove dal Calvario, per trasportare il corpo esanime del condannato verso il sepolcro, che Giuseppe di Arimatea ha messo a sua disposizione. Le ore di sofferenza erano state atroci, per lui e per i pochi che avevano seguito da vicino la sua agonia. Poi, una volta che il colpo di lancia del soldato aveva assicurato che Gesù era ormai morto, lo stesso Giuseppe di Arimatea si era recato dal procuratore romano, Ponzio Pilato, per chiedere che il corpo potesse essere deposto dalla croce e sepolto. Al tramonto di venerdì sarebbe già cominciato il sabato, e un sabato di speciale solennità. Sarebbe stato quindi offensivo della santità del giorno che un cadavere continuasse ad essere esposto pubblicamente. Ed ecco che quelle poche persone si recano verso la grotta di Giuseppe, che dista una cinquantina di metri dal luogo del supplizio. Con il padrone della tomba c’è Nicodemo, 
probabilmente anche l’apostolo Giovanni e poi solo alcune donne. Sempre quelle donne fedeli, che accompagnano le spoglie del Maestro, per testimoniare il breve rito della sepoltura. Quali erano, in quei momenti tristi, i loro pensieri? 
I Vangeli, nella loro sobrietà, non ci danno nessuna indicazione. Abbiamo solo la possibilità di provare a metterci al loro posto e immaginare i sentimenti che potevano sconvolgere i loro cuori. Di una cosa possiamo essere certi: tutte loro stavano pensando al passato, con rimpianto e rammarico, come a qualcosa che era stato bello, interessante, persino esaltante, ma che ora era definitivamente terminato, chiuso per sempre, senza che ci fosse qualche speranza di continuare o ricominciare. “Ricordo in che modo mi ha guardato, quando ci siamo incontrati per la prima volta: ho capito subito che mi voleva bene, che non mi condannava per la mia vita sbagliata ma che mi offriva la possibilità di cambiare. Per lui, anch’io valevo molto e potevo cominciare da capo ed essere utile per tanti”; “Quando ascoltavo le sue parole, mi sembrava di sentire delle verità nuove e strane, mai pensate prima, ma allo stesso tempo così belle, come se le avessi aspettate da una vita intera”; “Vedo ancora la sua mano che si tendeva per toccare i malati e guarirli, e con quel gesto faceva loro sentire che, prima ancora di ridare ad essi la salute, li guariva nel cuore, facendoli sentire capiti ed amati”; “Ero straziata nel mio corpo e nel mio spirito da una presenza cattiva, che mi faceva del male e ne faceva agli altri, senza che io ne avessi coscienza e senza alcuna mia colpa. Lui mi ha liberata, perché era più forte di quello spirito cattivo”. Ma tutte queste considerazioni sapevano soltanto guardare ad una realtà che era lontana. Nel cuore di ognuna di queste donne risuonava una parola breve, ma definitiva nel suo significato: ormai. Ormai non c’è più nulla da fare; ormai tutto è finito; ormai non ha senso restare insieme; ormai non possiamo fare altro che tornare a casa. E infine, a spiegare tutto ed a chiudere per sempre il discorso: ormai Gesù è morto. Una volta compiute le azioni che la pietà verso i defunti suggeriva - lavare alla meglio il cadavere, avvolgerlo in lini puliti, deporlo sulla lastra di pietra - tutti si sono ritirati fuori della grotta. Qualche breve istante di contemplazione silenziosa, forse rotto da alcuni singhiozzi. E infine il rumore sordo della grossa pietra che viene fatta rotolare sulla bocca del sepolcro, e mette la parola fine alla parabola umana del Maestro, Gesù di Nazareth. Su una cosa i Vangeli sono concordi: Maria, la Madre di Gesù, non era con le altre donne ad assistere alla sepoltura. Neppure Giovanni, che ha parlato della sua presenza ai piedi della croce, la ricorda. 
Lei non c’era, e, anche per la sua assenza, non abbiamo nessuna spiegazione. Possiamo solo immaginare, e lo facciamo con l’amore e il rispetto per colei che, poco tempo prima, ci è stata data come Madre dal Figlio morente. Quel gesto di affetto e di rispetto verso il cadavere di suo Figlio non aveva per lei l’importanza che gli altri sembravano dargli. C’era in lei un’attesa, una sensazione profonda - o forse una certezza? - che quello che si stava compiendo non era un gesto finale, non era una conclusione ma forse soltanto un inizio. E per quell’inizio Maria, la Madre, si stava preparando.